La cura condivisa tra geriatra e ortopedico della persona anziana con frattura, dalla sala operatoria al ritorno a casa.
L'ortogeriatria è il modello di cura in cui geriatra e ortopedico lavorano insieme per assistere l'anziano che ha subito una frattura, in particolare la frattura del femore.
Nell'anziano una frattura non è solo un problema dell'osso: spesso è la conseguenza di una caduta e di un'osteoporosi, e si inserisce in un quadro di più malattie e farmaci. L'intervento chirurgico è solo una parte della cura: prima e dopo occorre stabilizzare le condizioni generali, prevenire il delirium e le altre complicanze e avviare presto il movimento.
Le unità di ortogeriatria, presenti in molti ospedali italiani, puntano a operare il prima possibile, a ridurre complicanze e mortalità e a far recuperare alla persona la maggiore autonomia possibile, prevenendo nuove fratture.
La frattura più rappresentativa dell'età avanzata: richiede quasi sempre un intervento chirurgico tempestivo e un percorso di recupero strutturato.
Altre fratture da fragilità, spesso spia di un'osteoporosi non ancora diagnosticata o non trattata.
La fragilità dell'osso alla base di molte fratture: dopo una frattura va sempre valutata e, quando indicato, trattata.
Scheda completa →La causa più frequente delle fratture nell'anziano: individuarne i fattori di rischio aiuta a prevenire nuovi eventi.
Scheda completa →Uno stato confusionale frequente dopo una frattura e un intervento, che si può spesso prevenire con misure semplici.
Scheda completa →La perdita di forza muscolare, che aumenta il rischio di cadute e rende più difficile il recupero dopo la frattura.
Scheda completa →Oltre alle fratture acute, l'approccio ortogeriatrico è utile per prevenire nuove fratture in questi casi:
In questi casi chiama il 112 / 118 e non tentare di sollevare la persona da solo.
Accanto alla diagnosi della frattura, il geriatra valuta le condizioni generali per preparare l'intervento e il recupero.
Conferma la frattura e ne definisce la sede e il tipo, orientando la scelta dell'intervento chirurgico.
Esami del sangue, elettrocardiogramma e revisione dei farmaci, in particolare anticoagulanti, per operare in sicurezza e senza ritardi.
Autonomia prima della frattura, stato cognitivo, nutrizione e situazione familiare, per stimare il rischio e programmare la dimissione.
Controlli quotidiani dello stato mentale per riconoscere subito un eventuale stato confusionale.
Densitometria (MOC) ed esami per il metabolismo osseo, come calcio e vitamina D, per impostare la prevenzione di nuove fratture.
Un percorso condiviso che accompagna la persona dall'arrivo in Pronto Soccorso fino al ritorno a casa.
Operare la frattura di femore il prima possibile, idealmente entro 48 ore, riduce complicanze e mortalità.
Controllo del dolore, idratazione, nutrizione, prevenzione di trombosi, piaghe da decubito, infezioni e delirium.
Già nei giorni successivi all'intervento la persona viene aiutata a sedersi e a rimettersi in piedi con il fisioterapista.
Terapia dell'osteoporosi quando indicata, integrazione di vitamina D se carente e valutazione del rischio di cadute.
Organizzazione della riabilitazione e dei servizi necessari, in reparto riabilitativo, in struttura o a domicilio.
Restare a letto a lungo espone l'anziano a complicanze come infezioni, trombosi, piaghe e perdita di forza. Un intervento tempestivo, quando le condizioni lo permettono, consente di rimettersi in piedi prima e di recuperare meglio.
Molte persone recuperano la capacità di camminare, anche con l'aiuto di un ausilio. Il risultato dipende dalle condizioni precedenti, dalla tempestività delle cure e dalla riabilitazione. Il geriatra aiuta a fissare obiettivi realistici.
Valutando e curando l'osteoporosi, riducendo il rischio di cadute con esercizi per forza ed equilibrio, rivedendo i farmaci che causano capogiri e rendendo la casa più sicura.
Leggi la scheda completa su fattori di rischio, densitometria, terapie e prevenzione delle fratture da fragilità.